DUE PAROLE SULLA GEOTERMIA

Nel campo dell’impiantistica termotecnica la geotermia è l’utilizzo del calore contenuto nella o sulla terra per riscaldare l’acqua di impianti di riscaldamento o per usi sanitari.

In realtà per calore contenuto nella terra non si intende solo quello nel suolo ma anche quello presente nell’acqua o nell’aria.

Si potrebbe pensare che nell’aria, specie se in inverno, non sia presente calore. Effettivamente se la temperatura esterna è bassa, magari 2 o 3 gradi, è difficile credere che se ne possa estrarre calore per riscaldare la propria abitazione o l’acqua per la doccia.

 Se ci pensiamo però in assenza di calore (e dunque di energia) la temperatura dell’aria dovrebbe essere vicina a – 270 °C (che è la temperatura più bassa raggiungibile nell’universo). Poiché evidentemente così non è ecco che una quota di energia sfruttabile è sempre presente nell’aria che circonda, specie al sud Italia, le nostre abitazioni.

Le pompe di calore sono macchine che utilizzano questa energia per riscaldare l’acqua utile ai nostri scopi domestici (e non solo) mediante l’impiego di motori elettrici (detti compressori).

Si potrebbe obiettare che non è un gran bell’affare consumare energia elettrica per produrre energia termica. In effetti se utilizzo una resistenza elettrica per lo stesso scopo ci sto perdendo non poco (si pensi al consumo elevato di uno scaldabagno elettrico).

Ma una pompa di calore (e qui sta il vantaggio) impiega meno energia elettrica di quella che poi produce. Di solito, in condizioni normali, per ogni unità di energia elettrica ne produce 3 o 4 di energia termica.

Questa “magia” è proprio dovuta alla capacità che hanno queste macchine di estrarre il calore contenuto nell’aria per trasferirlo, mediante il compressore, all’acqua del nostro impianto termico.

Tutto bene allora: possiamo banalmente togliere la nostra caldaia a gas e sostituirla con una pompa di calore.

In linea di principio le cose stanno così ma è necessario fare alcune considerazioni.